La correzione dei listini americani non trova riscontro nel resto del mondo. Una ferita autoinflitta, da cui Wall Street sta faticosamente risalendo. Incombono però le prime resistenze. Ma il secondo trimestre si preannuncia ben più confortante.
Si interrompe dunque a quattro settimane la sequenza negativa sugli indici azionari americani. È il riflesso di una minore ossessione per l’imminenza del 2 aprile: definita dall’amministrazione Trump data della “liberazione” degli Stati Uniti. In realtà i provvedimenti in via d’adozione appaiono misurati, e non generalizzati; specifici su alcune importazioni, e non l'avvio di una guerra commerciale, stando a quanto riporta l'agenzia Bloomberg.
Lo stesso mercato sta prezzando questo scenario benigno, con le nazioni bersaglio della bellicosità commerciale americana, che sovraperformano sensibilmente gli Stati Uniti dal giorno dell'inaugurazione: Cina, +10%; Europa, +9%; Messico, +7%; Canada, +5%, per citarne alcune.
La cattiva notizia è che, nonostante la reazione in atto, il listino azionario USA rimane sotto le prime resistenze: segnatamente, media mobile a 200 giorni e short stop giornaliero. Sicché, salire e chiudere oltre i 5700 punti sarebbe un primo segnale di ribaltamento della correzione tecnica formalizzata la scorsa settimana. Un compito impegnativo, in una settimana caratterizzata da pressioni stagionali sfavorevoli: con lo S&P500 salito in soli 12 degli ultimi 35 anni, nell’ottava successiva alle scadenze delle opzioni di marzo.
L’aspetto incoraggiante poggia sul nostro modello previsionale basato sul conseguimento di nuovi massimi storici, sempre da parte dello S&P500, nel mese di febbraio: circostanza insolita, che ha prodotto una involuzione a ben vedere aderente allo script storico; soltanto più veemente del previsto.
Sotto questa prospettiva da qui alla fine del mese Wall Street potrebbe perlopiù consolidare, prima di ricongiungersi con il profilo ideale tracciato a suo tempo, e riproposto nel Rapporto Giornaliero di oggi.
Dubbia la possibilità di una ripartenza immediata anche per Piazza Affari, attesa ad un minimo definitivo alla fine di questa settimana, alla luce della prescrizione fornita dal modello previsionale basato sul mercato delle opzioni. Anche qui il seguito, benigno, durerebbe diverse settimane.
D’altro canto, però, il FTSE MIB è reduce da un segnale di esaurimento su base settimanale, basato sull’analisi della regressione statistica lineare; che si attiverebbe con chiusura inferiore al minimo della scorsa ottava. I rischi in definitiva sono non trascurabili, e ciò conferma l’opportunità di mantenere una esposizione in azioni non superiore al classico benchmark “60-40”.
Gaetano Evangelista - www.ageitalia.net