Rassegna Settimanale News Finanziarie - 05 Aprile 2025

Michele Clementi Michele Clementi - 05/04/2025 06:39

Il sentiment degli investitori statunitensi crolla ai minimi storici: sarà record?

Il sentiment degli investitori americani ha subito un netto peggioramento, secondo i dati raccolti dall'AAII (American Association of Individual Investors), che monitora settimanalmente l’umore del mercato sin dal 1987. Nell'ultima rilevazione, la percentuale di investitori con una visione ribassista – ovvero che si aspettano un calo dei prezzi azionari nei prossimi sei mesi – è balzata del 9,8%, raggiungendo un preoccupante 61,9%.

Si tratta del terzo valore più alto mai registrato nella storia del sondaggio. Valori simili si sono visti solo in momenti di estrema tensione: il 5 marzo 2009, durante il culmine della crisi finanziaria globale, il sentiment ribassista toccò il 70,3%; prima ancora, il 18 ottobre 1990, raggiunse il 67% in un periodo segnato da forti turbolenze sui mercati.

Con i pesanti ribassi registrati giovedì e venerdì sui principali indici azionari, ci si chiede ora: il sondaggio della prossima settimana segnerà un nuovo record storico di pessimismo?

La Cina risponde ai dazi USA con contromisure commerciali e un reclamo al WTO

Pechino ha reagito con fermezza ai nuovi dazi doganali statunitensi del 54% introdotti dall’amministrazione Trump. Il governo cinese ha annunciato oggi l'imposizione di dazi del 34% su tutte le importazioni di beni provenienti dagli Stati Uniti, con effetto a partire dal 10 aprile.

Oltre ai dazi, il Ministero del Commercio cinese ha comunicato l’avvio di controlli più severi sulle esportazioni di sette elementi chimici appartenenti alla categoria delle terre rare. Tra questi figurano il gadolinio, impiegato nelle apparecchiature per risonanza magnetica, e l’ittrio, fondamentale per l’elettronica di consumo.

Parallelamente, la Cina ha presentato un formale reclamo presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), attivando il meccanismo di risoluzione delle controversie.

Sul tema è intervenuto il segretario di Stato americano Marco Rubio, che ha duramente criticato l’approccio cinese: "È scandaloso. Non consumano nulla. Tutto quello che fanno è esportare, inondare e falsare i mercati, oltre a imporre tariffe e barriere ingiustificate."

Curiosità:

Caro Trump, provo a fare delle ipotesi.

A. L'America ha un rapporto debito/Pil al 125%. Per far sì che questo scenda, o si diminuisce il debito aumentando le tasse, oppure si aumenta il Pil. Lei ha promesso di tagliare le tasse, quindi dovrebbe far volare il Pil ereditato al 3%.
L’idea di imporre tasse ai non americani è una trovata interessante, così come costringere la produzione straniera a insediarsi su suolo statunitense per evitare i dazi. In questo modo, o si incassano più tasse o si aumenta il Pil interno.
Supponiamo allora che un'azienda equadoregna, per evitare i dazi sulle banane (solo il 10%, ne parlo dopo), venga a coltivare direttamente sul territorio americano. Le chiedo: può venire anche l’operaio equadoregno con la sua famiglia?

B. Se un’azienda italiana inviasse le proprie merci in un Paese del Sud America colpito da dazi minimi (solo il 10%) e poi le facesse entrare negli Stati Uniti da lì? È una pratica già diffusa in Europa per aggirare il blocco delle esportazioni verso la Russia o le importazioni dalla Russia. Succederebbe lo stesso anche con gli USA?

C. Se invece non fosse una genialata, come dicevo nel punto A, e i dazi si rivelassero una tassa indiretta per i cittadini americani, nel caso in cui le aziende li scaricassero sui prezzi? In quel caso, potremmo avere un’impennata dell’inflazione e un rallentamento economico. Insomma, la tempesta perfetta: la stagflazione.

D. Il suo calcolo della reciprocità della bilancia commerciale non tiene conto del fatto che, con alcuni paesi, esiste una forte interconnessione produttiva. Prenda il caso del Vietnam, dove lei ha imposto dazi al 56%. Nike produce lì il 50% delle sue scarpe: colpire quel mercato è anche colpire la catena produttiva americana.

E. Il mio vicino di casa dice che tutto questo caos serva solo per far pressioni sulla Fed affinché tagli i tassi d’interesse! Da noi si dice: “Non conviene castrarsi per fare un dispetto alla moglie.” Funziona anche in politica economica? Se risparmi nei tassi sul debito, poi devi spendere per stimolare l'economia, in particolare se i tassi reali saranno negativi. Ah è vero! Calano i tassi sui mutui, ora tutto torna. Il mio vicino non è solo un amabile coltivatore diretto che vende al mercato sotto casa, è anche un esperto del futuro dell'economia globale.
F. Vuole creare incertezza per destabilizzare il dollaro, farlo scendere così che il suo debito sia più facile da restituire nel tempo, creando magari inflazione per far scendere ulteriormente il valore nominale delle obbligazioni. Le ricordo che l'America è il paese più ricco al mondo, ma una larga parte della popolazione non riesce a pagarsi l'assicurazione sanitaria, cosa ne sarà di quegli americani? Forse la prossima volta, se sopravvivono, andranno a votare.

G. Mark Twain, scrittore umorista della fine dell’800, scriveva: “Dio ha creato le guerre in modo che gli americani imparassero la geografia.”
Ora lei, Presidente Trump, ha dato una lezione di economia sui dazi che io stesso non conoscevo. O forse è una lezione di relazioni politiche internazionali?

Sono nato con il mito a stelle e strisce. Ho mandato mio figlio a studiare in America in un campo di mais dell'Illinois, durante il Trump.1, e quando ha vinto una borsa di studio mi ha detto: “L’America non mi piace. Sono provinciali, razzisti e ignoranti.”
A volte i figli vedono le cose prima dei genitori

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LA SETTIMANA IN BORSA

Wall Street brucia 10.000 miliardi: Trump resta fermo, Musk sul banco degli imputati

Dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, Wall Street ha perso oltre 10.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. Il primo nome a finire sotto i riflettori è Elon Musk. Tesla, che avrebbe dovuto beneficiare della produzione interamente americana ed essere al riparo dai dazi, sta invece affrontando una crisi reputazionale che si riflette direttamente sulle vendite: -13% su base annua negli Stati Uniti, con un calo addirittura triplo in Europa.

Nel bel mezzo della tempesta, Trump ha twittato: “Le mie politiche non cambieranno mai. È il momento di arricchirsi.” Un messaggio che sembra ignorare una verità fondamentale del mondo consumistico in cui viviamo: sono i consumatori, in ultima analisi, a decidere cosa comprare. È questa la vera forma di democrazia economica. E se un giorno i consumatori decidessero di boicottare i prodotti americani, le ripercussioni sulla bilancia commerciale statunitense – e sul debito, che come le Tesla è sostenuto in gran parte da investitori stranieri – potrebbero essere disastrose.

I mercati: una settimana da dimenticare

Ecco il bilancio dei principali indici borsistici della settimana:

  • FTSE MIB: -10,56%
  • Euro Stoxx 50: -8,73%
  • S&P 500: -9,08%
  • Nasdaq: -10,02%
  • Russell 2000: -9,70%

Solo alcuni mercati emergenti si sono salvati, in particolare il Sud America e il Regno Unito, meno colpiti dai dazi grazie al loro ruolo prevalentemente importatore nei confronti degli Stati Uniti.

Intanto, il petrolio è crollato ai minimi degli ultimi quattro anni, mentre oro e obbligazioni ad alto rating registrano un rialzo, segnale chiaro della corsa ai beni rifugio. Male High Yield e Corporate nonostante le aspettative di nuovi tagli ai tassi da parte della Fed aumentino, anche se il presidente Powell ha frenato, in attesa di capire l’impatto dei dazi sull’inflazione. Nel frattempo, Trump continua a spingere per una politica monetaria più espansiva, e dopo Musk potrebbe cercare un nuovo "capro espiatorio" per proteggere la propria immagine.

Un panico senza direzione

I principali supporti tecnici dei mercati sono saltati. Ora si può solo sperare che questa fase di panico trovi un argine. Ma da dove potrebbe arrivare una ripresa?

Durante la pandemia da Covid-19 era facile individuare i settori trainanti: tecnologia e farmaceutica, con le persone chiuse in casa a ordinare su Amazon e in attesa del vaccino. Oggi, invece, manca una narrativa chiara, un driver su cui puntare. Servirà tempo per vedere la luce in fondo al tunnel, probabilmente in attesa delle trimestrali e delle indicazioni che arriveranno dai vertici aziendali.

Quello che è certo è che ci sarà una revisione delle aspettative future, in un clima di grande incertezza. I consumatori saranno influenzati non solo dalle scelte economiche, ma anche dalle dinamiche sociali, dalle ritorsioni incrociate sui dazi, e da community digitali sempre più polarizzate, pro o contro Trump e gli Stati Uniti.

Forse Trump ha davvero un piano segreto. Ma al momento, sembra che non sia per tutti capirlo... e che pochi possano trarne vantaggio.

 

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