Quella convinvenza forzata con il periodico Armageddon

Gaetano Evangelista Gaetano Evangelista - 03/04/2025 11:00

Stasera finalmente sarà rimosso un fattore ansiogeno per gli investitori americani. Il resto del mondo fa sensibilmente meglio, soprattutto sul piano macroeconomico e della fiducia di famiglie ed imprese. Fino a quando, ovviamente, non è dato sapere.

Sembra di essere tornati indietro di due anni, quando il mondo fu colto da isteria per il fallimento di alcune banche regionali negli Stati Uniti, e pareva che l’apocalisse stesse per abbattersi sull’economia di tutto il mondo.
Stasera a mercati chiusi – bontà sua – il presidente Trump sintetizzerà le due posizioni, una estrema, l’altra molto estrema; che contraddistinguono la sua amministrazione circa la politica commerciale USA. Una previsione di incremento medio del 9% dei dazi doganali, appare destinata ad essere sconfessata: la strategia presidenziale è quello di scioccare l’interlocutore, di mantenere sempre viva la tensione per indebolire la posizione avversa; di chiedere molto per ottenere tanto, insomma. 

Il punto, per gli investitori, è stabilire se la correzione formalizzata dai listini americani nelle passate settimane, abbia prezzato uno scenario peggiore del consenso. Se insomma fossimo in presenza di una situazione del tipo “Sell on rumor, buy on news”. Un paio di elementi in tal senso deporrebbero a favore.
A parte i sondaggi di apprezzamento sull’operato presidenziale, che lasciano il tempo che trovano pur tuttora in piena “luna di miele”, si deteriorano vistosamente le misure della fiducia dei consumatori, ed ora delle imprese: con l’ISM Index che ritorna mestamente sotto i 50 punti, manifestando una dinamica interna ancora più preoccupante del dato generale. La domanda che tutti si pongono è se Trump voglia davvero architettare una recessione negli Stati Uniti, o se spararsi su un piede sia solo una improbabile tattica negoziale.
Questo perché, nel frattempo, i PMI manifatturieri nelle principali economie bersaglio di Eurozona e Cina sono nettamente saliti a marzo; non in Canada e Messico, ma dubitiamo che l’America possa tornare di nuovo grande alle spese della decima e dodicesima economia del pianeta.

Il primo trimestre è stato decisamente più benigno negli Stati Uniti per il mercato obbligazionario, con il Bloomberg Barclays US Aggregate Bond in risalita del 2.8% cedole incluse. Ma lo Stock/Bond ratio si mantiene sopra la media mobile a 200 giorni, che lo accompagna discretamente da più di cinque anni, ed il rapporto fra gli ETF rappresentativi “SPY” e “TLT” sta ora completando una sequenza discendente. Sussiste la fondata possibilità che nelle prossime settimane le azioni tornino ad assumere la leadership.
Questo, mentre in Italia gli indici di borsa svoltano verso l’alto, soltanto con 24 ore di ritardo rispetto alla prescrizione ciclica che proponeva un minimo per la fine di marzo.

Gaetano Evangelista - https://www.ageitalia.net/

Incontra di persona Gaetano Evangelista a YouFinance Rimini, 22 e 23 maggio.
 

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