Ben 122 proposte erano state presentate in merito alla Legge di Conversione del Decreto Legge 212/2023, ovvero il Decreto Superbonus.
Nel corso delle ultime sedute della Commissione Finanze, sono stati ritirati alcuni emendamenti che puntavano alla proroga del Superbonus 110%.
Così facendo, valgono ora le disposizioni già previste precedentemente.
Ma vediamo cosa è successo, e cosa si salva del Superbonus per il 2024.
Se vuoi saperne di più in merito all'argomento, ti suggerisco di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al Geometra Danilo Torresi.
Superbonus 110%, addio alla proroga nel 2024
Il 24 gennaio si è tenuta la riunione della 6 Commissione Finanze con le forze del Governo, in cui si andava a votare i vari emendamenti presentati durante la conversione del Decreto Superbonus.
Tra questi emendamenti, ce ne erano due che andavano a guardare proprio il Superbonus 110%, e la sua potenziale proroga per il 2024.
Andando nel dettaglio, con l'emendamento 1.34 si andava a richiedere la reintroduzione del Superbonus originario al 110% per i soggetti con interventi "per i quali alla data del 31 dicembre 2023 siano stati effettuati lavori per almeno il 70 per cento dell'intervento complessivo".
In tal caso, la detrazione sarebbe stata estesa fino al 60esimo giorno dopo il varo della Legge di conversione.
Nel caso dell’emendamento 1.41, si voleva innalzare il tetto di reddito per il contributo previsto nell'articolo 1, comma 2: ovvero passare da 15mila euro a 25mila euro.
Tutti e due sono stati infatti ritirati dai gruppi della maggioranza, compreso l'emendamento 3.33 per innalzare il reddito di accesso a 25mila euro per accedere alle opzioni alternative per il bonus barriere architettoniche.
Difficilmente avranno il bene placet gli altri 65 emendamenti riferiti al Superbonus, come quelli sull'istituire uno stato di avanzamento lavori straordinario (SAL), per godere dell’aliquota al 90% o al 110% per le spese sostenute entro fine febbraio.
In merito alla proroga per il Superbonus per le unifamiliari, l'emendamento 1.16 prevedeva spettasse al 110% anche per le spese sostenute entro il 31 marzo 2024, così come quella che prevede che
"la detrazione continua ad operare per le spese sostenute sino al 30 giugno 2024, nella percentuale spettante al 31 dicembre 2023".
Ma a condizione che siano stati effettuati lavori per almeno il 60%. Anche questo emendamento è stato respinto, come quello precedente.

Superbonus 110%, chi può richiederlo oggi
Con gli emendamenti cassati dal Governo, il Superbonus 110% come lo conosciamo chiude definitivamente al 31 dicembre 2023.
E per "chiudere" si intende che tutte le spese sostenute entro il 31 dicembre potranno godere della percentuale originaria, mentre quelle successive a tale data avranno l'applicazione delle nuove aliquote.
Nel caso del 2024, sarà quella al 70%, constatando che per il 2023 la percentuale era al 90%.
Ma solo per condomini e le persone fisiche, in merito a interventi su edifici composti da due a 4 unità immobiliari distintamente accatastate, anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche, come ribadisce l'Agenzia delle Entrate.
Segnaliamo però che potranno ancora aderire alla percentuale del 110% soggetti quali:
•
Enti del Terzo Settore (secondo i requisiti previsti dall'art.
119 del Decreto Rilancio e i chiarimenti dell'AdE),
•
proprietari di immobili siti in comuni colpiti da eventi sismici dal 1° aprile 2009 con stato di emergenza dichiarato.
Ricordiamo inoltre che per le villette la scadenza del superbonus 110% era fino al 31 dicembre 2023.
Ma solo se al 30 settembre 2022 fossero stati effettuati lavori per almeno il 30% dell'intervento complessivo, come stabilito dalla modifica del Decreto 104/2023.
Per i lavori del 2023, l'aliquota per le villette è del 90%, ma solo se il proprietario contribuente avesse un reddito non superiore a 15.000 euro.
In attesa della conversione del Decreto Superbonus, rimarrebbe però a beneficio di molte famiglie e imprese edili la sanatoria prevista dall'articolo 1.
In pratica, se non riesci ad arrivare alla fine dei lavori, e non soddisfi il requisito delle due classi energetiche, non scatterebbe il recupero dei crediti dall'Agenzia delle Entrate.
Così facendo, si mette al riparo i cessionari e le imprese da un eventuale mancato completamento dell’opera.
Superbonus 110%, che fine ha fatto la cessione del credito
Come ormai confermato precedentemente dal Decreto Blocca Cessioni, il Superbonus 110% e così tutte le altre aliquote e diversi bonus edilizi non potranno avere accesso alle opzioni alternative quali cessione del credito e sconto in fattura.
O meglio, a seguito di quanto disposto anche dal recente Decreto Superbonus, per le spese fino al 31 dicembre 2024, si può procedere come "opzione alternativa" soltanto per:
•
demolizione e ricostruzione degli edifici con richiesta di titolo abilitativo presentata prima del 30 dicembre 2023;
•
CILAS presentata prima del 17 febbraio 2023 per interventi diversi da quelli effettuati dai condomini;
•
delibera assembleare adottata e CILAS presentata prima del 17 febbraio 2023, per gli interventi effettuati dai condomini;
•
recupero del patrimonio edilizio o riqualificazione urbana, con piani approvati prima del 17 febbraio 2023 dalle amministrazioni comunali.
Tra i beneficiari che ancora possono richiedere cessioni e sconti abbiamo gli IACP (Istituti autonomi case popolari), le cooperative di abitazione a proprietà indivisa e gli enti del terzo settore.
Più coloro con interventi relativi a immobili danneggiati dagli eventi sismici o meteorologici verificatisi a partire dal 15 settembre 2022 per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza.