CAPITOLO 10 - EFFICIENZA DEBOLE DEL MERCATO ITALIANO
10.3 Verifiche dirette dell'efficienza debole
La letteratura sull'efficienza ha presentato anche per il mercato italiano i risultati
di una serie di verifiche dirette della profittabilità delle più
conosciute trading rules; tali ricerche si sono mosse frequentemente sulla falsa
riga di studi analoghi effettuati sul mercato americano.
Infatti anche per l'indice Comit sono state sperimentate 1
le celebri filter rules di Alexander 2
nel periodo compreso tra il 1975 ed il 1987; tali regole non sono in grado di
sovraperformare sistematicamente una strategia buy & hold una volta che i costi
di transazione vengono presi in considerazione, anche se il filtro del 10% ottiene
comunque un extraprofitto annuo composto di circa il 2% rispetto alla strategia passiva.
Tale verifica va comunque considerata per la relativa importanza che possono avere
delle regole di filtro frequentemente definite una caricatura dell'analisi
tecnica e che non vengono nemmeno menzionate nelle pubblicazioni specialistiche.
Un'altra trading rule verificata per la borsa italiana è stata la media
mobile con dominio stabilito arbitrariamente in 25 giorni 3
; come è noto i segnali operativi sono forniti dall'incrocio della serie di prezzo
con tale indicatore.
I risultati dello studio evidenziano un minor rendimento della strategia attiva di
circa il 5% annuo rispetto alla strategia passiva, considerando i costi di transazione;
la stessa ricerca non esplicita peraltro analiticamente i criteri utilizzati nel calcolo
dei rendimenti.
Strategia |
Buy & Hold |
25 Moving Average |
Capitale iniziale |
1000 |
1000 |
Numero operazioni |
1 |
123 |
Giorni nel mercato |
100% |
65.9% |
Capitale finale lordo |
5637 |
9277 |
- Costi di transizione |
5581 |
6283 |
+ interessi |
5581 |
6791 |
+ dividendi |
7115 |
7270 |
Tasso annuo di
rendimento effettivo |
16.29% |
16.49% |
Figura 10.1: Risultati delle strategie a confronto 4
Per questo motivo presentiamo in figura 10.1 i risultati di una verifica empirica personale per lo stesso periodo (1975-1987), utilizzando ancora una media mobile a 25 giorni e considerando solo operazioni d'acquisto (così come è stato fatto nella ricerca di Verga).
Si nota come la supposta inefficacia della trading rule non sia effettivamente tale se vengono utilizzati i criteri di valutazione esplicitati nelle note, anche se è evidentemente difficile ipotizzare che l'utilizzo della media mobile abbia consentito sistematicamente di battere il mercato determinando inefficienza in forma debole.
Proponiamo a questo punto i risultati di un'analoga verifica personale effettuata però per un periodo molto più esteso e recente, sempre utilizzando la media mobile a 25 giorni.
Strategia |
Buy & Hold |
25 Moving Average |
Capitale iniziale |
1000 |
1000 |
Numero operazioni |
1 |
227 |
di cui winning |
1 |
67 |
di cui losing |
0 |
160 |
Giorni del mercato |
100% |
64.9% |
Capitale finale lordo |
6015 |
37026 |
- costi di transazione |
5955 |
17755 |
Tasso annuo di rendimento effettivo |
7.72% |
12.73% |
Figura 10.2: Risultati delle strategie a confronto 5
Nella figura 10.2 è agevole notare come l'efficacia della
trading rule
rispetto ad una strategia compra e tieni sia notevolmente incrementata includendo nel
periodo di verifica anche gli ultimi dieci anni.
Pur lasciando ai prossimi paragrafi ogni considerazione sull'ipotesi di efficienza
debole del mercato italiano, possiamo affermare a questo punto che di fronte alla
decisa e generale accettazione dell'ipotesi cominciano a sorgere alcuni dubbi.
Sempre nell'ambito dei test di tipo diretto, l'approccio delle medie mobili per
identificare l'inizio di una tendenza nei prezzi è stato analizzato anche con
una diversa procedura di verifica, in una ricerca empirica
6
sull'efficienza del mercato azionario italiano tra il 1975 ed il 1991; si diceva di
una procedura
diversa poiché non è stata determinata la
profittabilità effettiva della
trading rule, bensì la
capacità della stessa di generare rendimenti anormali nei giorni seguenti al
segnale operativo.
In particolare utilizzando le indicazioni determinate dagli incroci della serie di
prezzo con una media mobile a 200 giorni, sono stati misurati i rendimenti
7 nei cinque giorni successivi; inoltre se il prezzo
del quinto giorno risultava superiore alla media dei prezzi del terzo e quarto giorno,
era simulato un incremento della posizione
long.
Tale approccio è stato ulteriormente precisato, introducendo un filtro relativo
ai volumi di contrattazione; un movimento dei prezzi che incrociasse la media mobile,
prima di determinare nuovi segnali operativi, doveva verificarsi in concomitanza di un
numero di azioni trattate superiore rispetto ad un multiplo
b
della media dei dieci giorni precedenti.
Poste queste condizioni preliminari esaminiamo i risultati di tale
trading rule
applicata all'indice Comit
8; innanzitutto si
evidenziano un numero maggiore di segnali d'acquisto, in accordo con l'ipotesi di un
mercato tendenzialmente orientato al rialzo, ma in antitesi con una stretta ipotesi di
random walk, per la quale su archi temporali d'analisi piuttosto estesi
l'identica probabilità di un movimento al rialzo o al ribasso dovrebbe produrre
un sostanziale equilibrio tra operazioni di diverso segno.
In secondo luogo i rendimenti registrati sono generalmente positivi e comunque sempre
superiori per le operazioni
long; anche la significatività di tipo
statistico si attesta su valori decisamente migliori per la strategia d'acquisto, con
più di tre casi significativi su quattro.
In terzo luogo appare sorprendente registrare che, se la varianza può essere
considerata una misura del rischio, a rendimenti più elevati per le operazioni
buy corrisponda un rischio minore rispetto alle operazioni
sell; questo
aspetto implica una minore probabilità che gli extrarendimenti degli acquisti
siano una compensazione del rischio addizionale.
Nell'ambito della stessa ricerca viene effettuata un'ulteriore verifica diretta
utilizzando questa volta una
trading rule ancora non sperimentata per il mercato
italiano, ovvero il
trading-range breakout.
Secondo tale regola si genera un segnale d'acquisto (di vendita) quando il prezzo del
titolo azionario perfora il livello di resistenza (supporto)
9.
I prezzi minimi e massimi vengono determinati, in accordo con la verifica della media
mobile, sulla base dei precedenti 200 giorni.
Ma veniamo subito ai risultati: innanzitutto nonostante la forte riduzione dei segnali
rispetto alla precedente
trading rule si dimostrano ancora largamente prevalenti
le operazioni d'acquisto.
In secondo luogo la maggior selettività della regola del
breakout va a
vantaggio del rendimento che risulta essere più elevato e significativo rispetto
a prima, con una percentuale di operazioni positive sul totale che supera mediamente il
90% per le
buy ed il 73% per le
sell.
Ancora viene riscontrato come il maggior rendimento non corrisponda effettivamente ad
un maggior rischio.
Per concludere la variegata parte di questo capitolo dedicata alle verifiche dirette
dell'efficienza del mercato azionario italiano, presentiamo brevemente i risultati di
una ricerca
10 molto recente, che si caratterizza
per l'analisi formale di un'ipotesi che è strettamente tecnica.
La verifica dell'efficienza in forma debole del mercato viene effettuata infatti
applicando da punti di vista un po' particolari i concetti di supporto e resistenza
all'indice Comit dall'inizio del 1973 al 31 ottobre 1995 (22 anni e 10 mesi per un
totale di 5.740 osservazioni).
Il primo punto di vista analizzato è la barriera psicologica che i livelli di
supporto e di resistenza esercitano in presenza di cifre
tonde che terminano con
lo zero; i
trader si pongono in genere obiettivi di prezzo di questo tipo e
collocano pertanto ordini d'acquisto e di vendita immediatamente sopra o sotto la
quotazione obiettivo.
Pertanto la frequenza con cui si manifesta un livello di prezzo critico sarà
decisamente minore rispetto alla frequenza con cui si manifestano i prezzi che si
trovano nella zona intermedia di oscillazione dei corsi; questo avviene proprio
perché, con l'avvicinarsi delle quotazioni ai livelli di supporto o di
resistenza, l'investitore formula ordini di compravendita che porteranno i prezzi ad
oltrepassare tale barriera o a ripiegare sulla stessa, ma non a sostarvi.
Da questo ragionamento discende anche un'ulteriore conseguenza: le frequenze con cui si
verificano le quotazioni che immediatamente precedono o seguono il prezzo critico sono
più basse di quelle dei prezzi più lontani.
Tale premesse teoriche sono state confermate dall'applicazione empirica all'indice Comit;
dopo aver diviso le 5.740 osservazioni in 100 classi (dallo 00 al 99) in base alle
ultime due cifre, è stata studiata la distribuzione di frequenza, individuando
una significativa barriera nella classe 50.
Tale cella si caratterizza infatti per la frequenza minima ed è posta al centro
di due classi (40-49 e 50-59) con le frequenze più basse.
Inoltre un successivo test ha verificato che il rendimento immediatamente seguente la
cella 50, espressione del rimbalzo o della perforazione, è decisamente il
più elevato (per la classe 50-59) ed il più basso (associato alla cella
40-49); tutto questo è pienamente coerente con il modello teorico, che prevede
la realizzazione di un rendimento negativo o positivo elevato determinato dalla respinta
o dal superamento del livello critico.
Una volta riscontrata la presenza non casuale di tali barriere psicologiche, rimane da
verificare se la disponibilità di questa informazione consente di impostare delle
strategie operative che realizzino in modo sistematico extrarendimenti, verifica che
costituisce la seconda parte della ricerca.
Solo in questo modo l'esistenza di barriere contrasta con l'ipotesi di efficienza
debole.
La regola operativa applicata è stata la seguente: apertura di una posizione lunga
ogni volta che le quotazioni superano la resistenza verso l'alto o rimbalzano sul
supporto, con un filtro del 3% (variazione minima).
L'applicazione di detta strategia al periodo considerato ha determinato 29 operazioni
long e 19
short; tali operazioni hanno reso il 16.04% al lordo pari al
15.46% al netto delle commissioni e dei costi di transazione, rispetto ad un 4.52%
lordo e 4.48% netto che si sarebbe ottenuto con una strategia
buy & hold,
consistente nell'acquisto dell'indice Comit all'inizio e vendita dello stesso alla fine
di ogni anno.
I risultati di questa ricerca permettono di mettere in dubbio la validità
dell'ipotesi di efficienza debole per il mercato azionario italiano.
1 I risultati della verifica delle
filter rules e di una media mobile per il mercato italiano sono presentati in Verga G.,
The Italian Stock Market: Efficiency and Price Formation, in The NATO Advanced Research Workshop on "A reappraisal of the efficiency of financial markets" a cura di Guimares R.M.C., Kingsman B.J., Taylor S.J. (1989).
2 Alexander S.,
Price Movements in Speculative Markets : Trends or Random Walks , Industrial Management Review (1961) e Alexander S.,
Price Movements in Speculative Markets : Trends or Random Walks N°2, Industrial Management Review (1964).
3 Riportiamo una nota di Verga a questo proposito: "
In Italy the so-called 25 days moving average is usually strongly recommended. It states that one should be in the market when the price is over its 25 past days average value, out otherwise.".
4 Il periodo considerato va dal 01/01/1975 al 31/12/1987. I costi di transazione sono stati ipotizzati dello 0,5% all'apertura della posizione
long e ancora dello 0,5% alla chiusura della stessa. Gli interessi calcolati per il periodo di permanenza fuori dal mercato sono stati determinati utilizzando un tasso annuo del 3%. I dividendi indicati in figura provengono dalla ricerca di Verga (di cui alla nota 12). Infine il tasso percentuale effettivo calcolato rappresenta il saggio di rendimento composto annuo netto.
5 Il periodo considerato va dal 02/01/1973 al 31/12/1996. I costi di transazione sono stati ipotizzati dello 0,5% all'apertura della posizione
long e ancora dello 0,5% alla chiusura della stessa. Gli interessi per il periodo di permanenza fuori dal mercato non sono stati determinati, in quanto non sono stati calcolati i dividendi percepiti. Si ipotizza infatti che l'esclusione di entrambe queste grandezze eviti un'alterazione dei risultati finali. Infine il tasso percentuale effettivo rappresenta ancora il saggio di rendimento composto annuo netto.
6 Calcagnini G.,
Market Efficiency and Demand for Capital: A Theoretical and Empirical Analysis, Rapporto Interno Università di Urbino, ripubblicato in "Economic and Financial Computing " (1992).
7 I rendimenti giornalieri sono stati calcolati nella forma usuale come la differenza tra i logaritmi dei prezzi azionari al tempo
t ed al tempo
t-1.
8 Precisiamo che le stesse
trading rules applicate da Calcagnini all'indice Mib hanno ottenuto risultati simili.
9 Per un'approfondita spiegazione dei livelli di supporto e di resistenza si veda il capitolo 8.
10 Caparrelli F. D'Arcangelis A.M.,
Analista batte scimmia? , in Milano Finanza (23.10.1996).